Foto: Diego Figone

Foto: Diego Figone

Una grande ambizione quella di Stephan Faris e Marc Herman: fare per il giornalismo ciò che la Magnum Photo ha fatto per il fotoreportage. Lo hanno raccontato ieri, in Sala Perugino, Hotel Brufani. A maggio verrà pubblicata la prima produzione di Deca, il collettivo di giornalisti che Faris e Herman hanno fondato insieme a sette colleghi per poter portare avanti progetti di giornalismo longform senza le restrizioni imposte dagli editori tradizionali.

L’idea sarebbe quella di pubblicare storie sulle 20 mila parole, con un respiro internazionale. Infatti Faris vive a Roma, Herman a Barcellona. Gli altri componenti di Deca sono sparsi nel resto del pianeta. Tutti hanno una carriera avviata, scrivono regolarmente per testate americane come The Atlantic e Time, ma hanno deciso di provare anche qualcosa di nuovo. A dire il vero esistono già esperimenti simili – come Matter per il giornalismo scientifico – ma nessuno di questi è indirizzato sul reportage da ogni parte del mondo.

Esordiranno con la storia di una ragazza di campagna canadese uccisa a Shangai, dove si era trasferita col sogno di fare la modella. Nel corso di due settimane uscirà il racconto della vita su una piattaforma petrolifera. E poi ancora, la tragedia dei migranti che hanno tentato di raggiungere Lampedusa, i secessionisti catalani, il turismo sulle Ande boliviane.

A turno si occuperanno dell’editing dei lavori portati avanti dagli altri, e parte dei proventi saranno indirizzati a Deca per coprire le spese di viaggio, quelle legali e di editing appunto. La speranza è di coprire tutti i costi sostenuti, e poter ricavare tanto quanto potrebbero pubblicando su The Atlantic o Mother Jones. A fine anno vorrebbero poter ridistribuire qualcosa tra i soci. In questo modo tutti loro beneficeranno della pubblicazione di un saggio di successo, e non solo l’autore.

Secondo Herman la collaborazione è più vantaggiosa rispetto al regime di concorrenza a cui gli editori spingono i giornalisti. Hanno superato il desiderio di vedere il loro nome sulle pagine di The New York Times, probabilmente perché le loro soddisfazioni le hanno già avute. Inoltre la prospettiva di creare un brand di gruppo, una voce collettiva piuttosto che individuale, rappresenta una sfida entusiasmante per loro.

Deca è un progetto davvero ambizioso. Cercheranno di partire con semplicità, ma se tutto dovesse funzionare c’è il proposito di offrire i loro reportage in altre lingue oltre all’inglese. La forza di volontà e le idee non mancano dunque, come il proposito di offrire molto spazio ai lettori e ai loro commenti, per poter raccontare storie d’interesse.

Una giovane giornalista nel pubblico ha chiesto un consiglio per imparare a scrivere longform journalism. La risposta: bisogna scrivere molto e leggere ancora di più. Non tanto originale forse, ma sempre valido e mai abbastanza ripetuto.

Ludovica Lugli