Nella Sala delle Colonne di Palazzo Graziani, durante il panel Football Leaks and Panama Papers: due storie di grande giornalismo di venerdì 7 aprile, due protagonisti di questi progetti hanno presentato metodi, strumenti e tecnologie utilizzate per svolgere queste indagini all’interno di team di lavoro allargati che vedono collaborazioni con agenzie e organizzazioni di tutto il mondo: Mar Cabra, direttrice del Data and Research Unit dell’International Consortium of Investigative Journalists e vicepresidente del capitolo spagnolo della Open Knowledge Foundation e Stefan Candea, giornalista rumeno, cofondatore e coordinatore di European Investigative Collaborations (EIC), rete di giornalisti investigativi creata sul finire del 2015. A moderare l’incontro c’era Adam Thomas, direttore dell’European Journalism Centre.

#PanamaPapers

Il caso Panama Papers è noto in tutto il mondo. Nato grazie al ritrovamento di diversi documenti contenenti informazioni su centinaia di migliaia di società offshore posseduti dallo studio legale con sede a Panama Mossack Fonseca, ha rivelato verità scandalose e impressionanti in merito al favoreggiamento all’evasione fiscale e al riciclaggio di denaro e ha visto coinvolti politici, capi di stato, ministri, alti funzionari, calciatori e altri personaggi.
L’indagine è stata lanciata il 3 aprile 2016 e la fonte è conosciuta con il nome fittizio di John Doe.

Mar Cabra ne parla come di una grandissima sfida per quanto riguarda l’elaborazione dei dati e la sperimentazione di diverse tecnologie nel giornalismo investigativo, ma non solo. La fuga di notizie è stata ricevuta dal Süddeutsche Zeitung, che ha poi ridistribuito le notizie su diverse agenzie in giro per il mondo, non solo per condividere i dati, ma anche per ripartire la responsabilità.
L’esclusività dei dati che si aveva a disposizione è stata una fortissima motivazione di adesione all’indagine per agenzie e organizzazioni.

Cabra racconta che l’ICIJ (International Consortium of Investigative Journalists), una volta ricevuti i dati, ha iniziato a lavorare con moltissimi altri giornalisti: si parla di collaborazioni tra oltre 370 giornalisti da circa 80 paesi diversi. Per quanto riguarda la tecnologia usata, Cabra dice che sono stati adottati strumenti open source così da permettere a tutte le persone coinvolte di apportare modifiche, aggiornamenti e di accedere facilmente ai dati da qualsiasi parte del mondo.
Inoltre è stata creata una newsroom virtuale al fine di avere una metodologia condivisa.

“L’indagine Panama Papers è stata rivelata all’unisono in tutto il mondo”, continua Cabra, “nello stesso momento da tutte le agenzie coinvolte”(min.10) ed è stata una rivelazione che ha messo a nudo i segreti dell’economia offshore. Ha dimostrato un’iniquità crescente, ha svelato il coinvolgimento di politici, primi ministri, funzionari e ha dato una visione globale di come è utilizzata l’economia offshore dai politici in tutto il mondo:”Più di 140 politici in oltre 50 paesi”.

Ma “non eravamo contenti”, dice Cabra, perché continuando ad esistere i paradisi fiscali si sarebbe assistito soltanto a uno spostamento di denaro da un paradiso a un altro. Dopo 8 mesi, l’indagine ha finalmente mostrato il suo impatto e i dati ottenuti sono impressionanti, unici nella storia del giornalismo: si parla di – e sono delle sottostime – oltre 650 persone indagate e più di 4700 storie pubblicate. 
“Le fughe elettroniche rappresentano le nuove frontiere del giornalismo”, sostiene Cabra, e il data journalism si dimostra molto utile per affrontare una simile quantità di dati.

Per finire, Cabra presenta la campagna di crowfunding creata per il sostegno dell’ICIJ, chiedendo una collaborazione ancora maggiore, sia da parte dei giornalisti che dei semplici appassionati.

Football Leaks

Football Leaks è lo scandalo sportivo internazionale che nel 2016 ha rivelato transazioni finanziarie illecite nel mondo del calcio professionistico europeo e svelato i trucchi fiscali impiegati da alcuni dei più grandi personaggi famosi del continente.

Stefan Candea ci parla di 1,9 terabyte di informazioni e un totale di 18,6 milioni documenti, inclusi contratti originali contenenti accordi segreti con le società, email, documenti Word, Excel, messaggi WhatsApp e foto.

Oltre 60 giornalisti in 12 paesi hanno lavorato per oltre sette mesi per rivelare le attività corrotte tra funzionari, club, agenti e giocatori.



Candea, che si occupa di giornalismo d’inchiesta transfrontaliero, racconta di come è nata l’idea di una rete di collaborazione per questo ambito del giornalismo, che ha portato alla creazione dell’EIC (European Investigative Collaborations): “Nel 2015 ho iniziato a parlare con Der Spiegel per la necessità di avere una rete per il giornalismo d’inchiesta”. Lo scopo primario è quello di condividere e pubblicare le indagini focalizzate su temi europei per capire come le strutture di potere influenzano la comunità.

Come spiega Candea, la rete è come un gruppo informale, non ha una struttura vera e propria al centro, ma distribuisce le attività tra i vari partner. Il processo di lavoro del network si sviluppa in 4 fasi: la prima fase consiste nella raccolta e nella valutazione dei dati per la creazione di una ‘bozza’. La seconda fase è quella della pubblicazione vera e propria. La terza presenta il problema dell’embargo e, infine, la quarta riguarda il confronto e lo scambio di opinioni in merito al giornalismo d’inchiesta transfrontaliero.

Quando venne fuori il caso Football Leaks, già 12 agenzie media avevano espresso il loro intento a far parte della rete. Dopo che Rafael Buschmann, giornalista di Der Spiegel, convinse la fonte anonima a consegnargli tutto il materiale, risultò molto difficile gestire tutti i documenti a disposizione perché non erano affatto strutturati e la soluzione fu l’utilizzo di strumenti tecnologici digitali. Ad esempio, per la ricerca e l’indicizzazione dei dati sono stati utilizzati Hoover e Github . Lo strumento per gestire tutti i dati è stato SandstormCandea elenca anche le altre piattaforme utilizzate dal network: Rocket.chat , Etherpad, la sezione mnutt/davros di Github, Wekan, GitLab e Dokuwiki.

Una volta superata la prima fase, il lavoro del network è risultato più semplice nonostante alcune difficoltà sopraggiunte in merito agli accordi tra le agenzie sulle modalità di procedimento, come ad esempio sulla lingua da utilizzare verso i contatti o sulle informazioni da rivelare durante le interviste. In questa fase si sono palesati diversi approcci professionali, più o meno trasparenti, che talvolta hanno generato all’interno della rete dibattiti o vere e proprie discussioni.

Candea sottolinea poi altri problemi che si sono presentati dopo la pubblicazione dei dati. Uno è stato l’embargo sulla data di pubblicazione. L’altro è rappresentato dal sistema delle ingiunzioni che in Europa ha toccato testate come El Mundo e Sunday Times. Problema che, fa notare Candea, mette in luce l’aspetto fondamentale di un altro livello di collaborazione per i giornalisti, quella con i legali, per vigilare sulla tendenza a frenare la circolazione di dati e notizie.

Infine, Candea pone l’accento sulla positività di una tale rete di collaborazione dal punto di vista della crescita e lo sviluppo dato dalla condivisione costante di casi e metodologie di lavoro. I giornalisti del network infatti hanno degli incontri telefonici settimanali, mentre ogni 4 mesi si incontrano di persona. Così – spiega Candea, le realtà meno all’avanguardia apprendono da quelle più avanzate, ci si confronta e si cresce.