“Lascio Report dopo vent’anni. Non voglio scoprirmi ripetitiva” queste le parole di Milena Gabanelli al Corriere della Sera l’11 Ottobre scorso. A vent’anni dall’inizio della trasmissione, la giornalista, assieme ad Alessio Viola, ripercorre i momenti più importanti che ha vissuto alla conduzione di Report nel panel dedicato al ventennale della trasmissione. Vincitrice di numerosi riconoscimenti, Milena Gabanelli inizia a collaborare con la Rai e dopo varie esperienze come inviata di guerra per Mixer, nel 1997 passa alla conduzione del noto programma d’inchiesta, dove resterà fino al 2016. La trasmissione ha il merito di aver spiegato al grande pubblico alcuni temi complessi riservati alla stampa specializzata come i derivati, diventando uno dei punti di riferimento del palinsesto. Fin dal primo servizio sull’amalgama dentale, le inchieste di Report hanno avuto un ampio riverbero nella società italiana.

“Ho un bel legame con Perugia – esordisce Gabanelli – ho iniziato qui i corsi di video-giornalismo nel lontano ’93. Al primo corso tenuto alla scuola di giornalismo fra i miei allievi c’erano la Maggioni, Aldo Greco e Floris”. Certamente la Gabanelli ha dato il via ad un genere giornalistico innovativo e rivoluzionario. Lei stessa ammette come sia stata una scommessa: “Mi fu dato un budget di 10 milioni di lire e i miei colleghi lavorarono a rimborso spese investendo su loro stessi, perché ci credevamo”. A questo va aggiunta la mancanza di tutela legale che arrivò solo 10 anni dopo. “È stata un’avventura di grande passione – dichiara – che ha rasentato un po’ il masochismo, perché per fare un programma puntuto, sapendo che nessuno ti difenderà, devi assolutamente essere certo di non finire in tribunale, altrimenti pagheresti di tasca tua”. A tal proposito Viola ricorda la richiesta di risarcimento danni da parte di H3G per il servizio “Il numero magico“. Nonostante il Tribunale di Roma si sia espresso in favore della trasmissione, costringendo l’azienda a pagare anche le spese legali, il fatto evidenzia il rischio e la pressione quotidiana con cui, chi fa questo mestiere, deve convivere.

Milena Gabanelli è stata per molti anni anche inviata di guerra in paesi come la Ex Jugoslavia, la Cambogia, il Vietnam tra gli altri. Ma come è cambiato nel corso del tempo il modo di raccontare la guerra? “Allora come ora, le guerre si raccontano – risponde l’ex inviata – non tanto sul campo, ma molto dagli alberghi, dalle agenzie di stampa, dai luoghi in cui si prendono delle decisioni. Poi quando uno va sul posto trova spesso una realtà che è molto diversa”. L’oggettività assoluta è molto difficile da ottenere, perfino scendendo sul campo. Molto dipende da colui che accompagna il giornalista nella zona di guerra perché, essendo di solito esponente di una specifica fazione, lo induce inevitabilmente a vedere le cose secondo un’unica prospettiva. “Spesso, invece, in queste situazioni è difficile distinguere la vittima dall’aggressore. Quando le guerre scoppiano – commenta – si è tutti vittime e aggressori alla stessa maniera”.

La conversazione si sposta poi sull’emergenza dei migranti, questione molto cara alla giornalista. “Io ho pensato che il racconto del dramma, se non pone un tentativo di soluzione, è perfettamente inutile”. La narrazione del fenomeno deve portare ad una soluzione per trasformare questo disastro in un’opportunità. Questo senso di responsabilità ha guidato la Gabanelli fino alla Commissione europea. Dimitris Avramopoulos, Commissario europeo per le migrazioni, gli affari interni e la cittadinanza, si è espresso in favore della proposta di Report completamente a gestione pubblica con supervisione europea, che trasforma il dramma in opportunità assicurando i fondi in caso di attuazione da parte del Governo italiano. La gestione dell’accoglienza dovrebbe tornare in mano pubblica anziché privata, permettendo la ristrutturazione degli spazi e l’assunzione di personale. “Nelle caserme – spiega – ci sono vastissimi spazi per fare tutto quello che si deve fare: l’identificazione, che adesso richiede due anni di tempo, corsi di lingua obbligatori, formazione professionale e educazione alle regole europee. Per fare questo devi assumere personale qualificato”.

Saper adottare una visione d’insieme è una qualità dei professionisti dell’informazione. Affrontare in profondità alcuni temi porta, per forza di cose, a una lettura più ampia del fenomeno. Per questo uno dei compiti del giornalista è fornire una risposta ai molti interrogativi con il quale si relaziona. “Quando sei depositario di tante connessioni – commenta – si può fare uno sforzo in più, vale a dire quello di indicare una strada”. Poi aggiunge: “Fare patrimonio della conoscenza e provare a connettere le informazioni, studiarne le ricadute, e offrire un’interpretazione un po’ più vasta alla politica credo che rientri nel nostro dovere”.

Mentre le immagini dei servizi di Report si alternavano alle domande di Alessio Viola, al Teatro Morlacchi si è assistito ad una celebrazione dell’approfondimento delle informazioni. Secondo Gabanelli è fondamentale digerirne e analizzarne la complessità per restituirla al pubblico in un mondo che viaggia al ritmo di Internet.

A fine incontro c’è spazio per le domande dal pubblico. “Quali sono le competenze che devono avere i giovani giornalisti d’inchiesta?” le chiedono. “Ci sono delle caratteristiche – dice – alle quali non si può sfuggire: la passione, la curiosità, il coraggio dell’indipendenza e non aver paura della solitudine”. Sullo spazio offerto al giornalismo investigativo oggi, risponde così: “Sicuramente la televisione pubblica investe in questo campo: Presa Diretta e Report lo confermano”. Tornando sull’argomento della verità e falsità delle informazioni anche lei, come molti altri speakers, prende le distanze da un concetto assolutistico. “Spero di non aver mai pronunciato la parola verità – commenta – e se l’ho pronunciata me ne pento”, dichiarando infine di accontentarsi della spiegazione del fenomeno.

L’evento si conclude tra gli applausi scroscianti: un giusto riconoscimento al fenomenale impegno di Milena Gabanelli che ora si occuperà del portale unico Rai 24. Mettersi in gioco, avere iniziativa e essere in un certo qual modo fautori del proprio destino sono inviti che non solo emergono dalle sue parole, ma trovano riscontro nella sua straordinaria vita professionale.