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“Sono di Edimburgo, ma non chiamarmi scozzese”. dice Ade. “Preferisco britannica, è un termine più inclusivo. Non sono scozzese di origine”, mi spiega Ade, che finalmente dopo qualche anno di tentativi è riuscita a farsi accettare come volontaria al Festival.

Curioso, avevo sempre pensato “Britannico” fosse sinonimo di colonialismo, scontro di civiltà. Non potevo immaginare che per qualcun altro potesse significare inclusione.

Ade insegna inglese e da piccola ha viaggiato tutto il mondo per via del lavoro del padre. Arriva a Perugia dopo oltre due settimane passate in Iran a praticare la lingua Farsi. “Viaggio moltissimo, soprattutto con couchsurfing”, racconta.

Come hai saputo del Festival Internazionale del Giornalismo?

“Mi pare su Google, cercavo un posto come questo dato che ora, dopo aver lavorato in una radio locale, ho scoperto che mi piacerebbe fare la giornalista. Sono venuta al Festival nel 2011 da turista, e da allora ho cercato di farmi ammettere come volontaria”.

Ade in Iran stava ospite da un filmaker che sta girando un film su di una rifugiata afghana che sogna di fare la cantante rap. E sta trovando molte difficoltà. “Ecco, quella sarebbe una storia interessante da raccontare”, commenta. Ci sono persone nel mondo che conducono esistenze a parte dalla vita ordinaria. Insegnanti di inglese britannici che viaggiano il mondo e approdano a una Perugia trovata su Google.

“Ho conosciuto principalmente i ragazzi del sito del Festival, con gli altri – i tecnici audio-video, fotografi, la radio la logistica – meno. Le redazioni sono isole.”, commenta Ade.

Ade ha ragione, una volta le redazioni erano isole, e spesso e volentieri è ancora così. Isole che affondano nell’oceano dell’OLD, mentre nuovi siti, anche indipendenti, avanzano e prendono terreno.

Se non si riesce a capire questo perché tagliati fuori dalle redazioni, ecco, al Festival il “social media team” – capitanato da Dino Amenduni e Vincenzo Marino – passa le giornate a valutare, riprendere, pensare proprio ai feedback di chi segue #ijf14.

Dice: perché? Perché i tempi sono cambiati velocemente, e lavorando così si lavora anche meglio. Poi, ci si diverte mooolto di più. Viaggiando, conoscendo persone britanniche, rispondendo su twitter e approdando dalle isole alla terraferma.

di Michele Azzu
(Foto: Roberto Baglivo)