Meno norme, più progetti condivisi: questo potrebbe essere il claim pubblicitario perfetto dell’agenda politica digitale per l’Italia del futuro. Un tema diventato ormai ineludibile, che coinvolge al proprio interno ogni area di sviluppo.

Nell’arco di questo inarrestabile processo d’innovazione, i problemi d’affrontare non sono pochi. Lo sintetizzano bene le parole di Paolo Barberis, Consigliere dell’Innovazione di Matteo Renzi, nel panel di discussione andato in scena nelle sale del Palazzo Sorbello: “Abbiamo la necessità di pensare politiche nuove su 4 livelli: una piattaforma d’amministrazione pubblica efficiente, combattere il digital divide impiantando infrastrutture di rete più moderne e veloci, alfabetizzare le persone ad un vera cultura digitale e, facendo tutto questo, porre le basi per una nuova economia”.  Fanno seguito le affermazioni di Luca De Biase, giornalista del Sole 24 Ore nonché promotore della Carta dei Diritti di Internet presentata a Montecitorio dal giurista Stefano Rodotà.  “In questi ultimi 20 anni non abbiamo capito l’impatto dell’ecosistema digitale sulle nostre vite. Questo è un peccato se pensiamo che nel 1990 l’Italia non era così indietro -. E puntualizza – Purtroppo lo sviluppo è stato bloccato dagli interessi della grandi lobby televisive”.

Passi in avanti sono stati comunque compiuti dal 2012 ad oggi. In questa direzione punta per esempio il progetto Italia Login, un’unica piattaforma che riunirà al suo interno tutti i vari servizi della pubblica amministrazione (sanità, scuola, giustizia e molti altri). Ogni cittadino italiano avrà un profilo civico online dal quale potrà accedere alle informazioni e ai servizi pubblici che lo riguardano, in  maniera profilata. Registrandoci al portale, con un clic potremo vedere la pagella dei nostri figli, i risultati delle analisi del sangue, pagare le tasse o una multa. Un luogo di interazione personalizzato con la  pubblica amministrazione e le sue ramificazioni, arricchito dalle  segnalazioni sulle opportunità e gli obblighi pubblici che il sistema  filtrerà in relazione al profilo anagrafico. Uno dei punti cardine di questo progetto è il nuovo Sistema Pubblico d’Identità Digitale, SPID, inaugurato il 15 marzo di quest’anno.

“Il tutto sarà pensato per adattarsi alle tendenze tecnologiche del futuro” sottolinea Barberis, facendo notare che mentre il numero di device Desktop mondiali non sta aumentando – attestandosi sugli 1,4 miliardi di unità – il mercato mobile è in rapida espansione. Per fornire i numeri del fenomeno: si stima che la cifra di circa 2,5 miliardi di dispositivi attuali raddoppierà entro il 2020.

Quello che è chiaro fin da ora è che il processo di cambiamento sarà possibile solo se i cittadini riusciranno a gestirne la portata: De Biase sottolinea in conclusione che non potremo più permetterci di dividerci nei facili partiti del “Wow” o del “Chi se ne frega”. Ricordandoci che la rivoluzione di cui parliamo non è ancora conclusa.