scrivere di mafia glocallyIl Centro Servizi G. Alessi, nel corso della quinta ed ultima giornata della IX edizione del Festival Internazionale del Giornalismo, è stato cornice del panel intitolato ‘Scrivere di mafia glocally’. Nel corso dell’incontro si è parlato del fenomeno mafia, dal locale al globale, con esperti del settore, nonostante le assenze di Franco Castaldo, direttore di Grandangolo, e David Schraven, precedentemente invitati a partecipare al panel discussion.

Giulio Rubino e Cecilia Anesi, co-fondatori di IRPI (Investigative Reporting Project Italy), hanno spiegato che parlare di mafia significa anche avere una conoscenza enciclopedica di tutti i personaggi dei clan, dal più importante al meno significativo.

I due giovani giornalisti hanno parlato della loro esperienza in Germania, sulle tracce dei clan mafiosi operanti sul territorio tedesco – specialmente nelle città di Singen, Francoforte sul Meno ed Engen – incentivati dal fatto che qui il reato associativo non è affatto considerato reato.

Usufruendo dell’essenziale aiuto di Correct!v, inoltre, hanno dato vita a Mafiablog, dove scrivono tutte le loro impressioni ed esperienze sul fenomeno, consigliando di andare sempre oltre la notizia, indagando maggiormente sulle piccoli parti del territorio, le province, dove i clan mantengono ben salde le loro roccaforti.

La parole, dunque, è passata a Claudio Cordova, fondatore e direttore de Il Dispaccio, che ha sottolineato come la Calabria, sua terra di nascita, abbia sempre avuto gravi difficoltà a far uscire fuori dai confini regionali la grande mole di notizie riguardanti la ‘ndrangheta. Uno dei problemi principali, a detta di Cordova, sarebbe la scelta delle cosche calabresi di evitare di compiere stragi eclatanti, come successo ad esempio con la Cosa Nostra siciliana,  che non farebbero altro che dare alla ‘ndrangheta una visibilità e una luce mediatica che evidentemente l’organizzazione criminale non vuole avere, preferendo agire sotto i riflettori.

‘ Essendo un fenomeno umano, la ‘ndrangheta, va studiata sotto il profilo antropologico’ ha concluso Cordova, sottolineando il problema della mancata informazione e sperando in una vittoria culturale attraverso la comprensione del fatto in se stesso.