Durante il workshop “Oltre la notizia: quando il giornalismo incontra l’attivismo online”, tenutosi nel pomeriggio di venerdì 17 aprile all’Hotel Brufani, sono state messe a confronto le voci dei giornalisti Simone Cosimi (Wired), Peter Gomez (direttore de ilfattoquotidiano.it), Vittoria Iacovella (La7) e di due membri dello staff italiano di Change.org, Elisa Finocchiaro (country lead) e Luca Francescangeli (direttore della comunicazione).

Finocchiaro ha presentato le storie di Sabri Najafi e Giannina Calissano, emblematiche dei tempi che stanno cambiando. Entrambe le donne, grazie a alla piattaforma online Change.org, sono riuscite a portare sotto la luce dei riflettori mediatici le proprie storie personali e a renderle casi di interesse collettivo. Uno degli obiettivi macro di Change.org è proprio quello di dar spazio e visibilità alla “narrativa del singolo”. L’individuo ha la possibilità di creare una petizione online in relazione alla propria storia personale. In casi come quello di Giannina, che ha visto portarsi via la figlia da un pirata della strada e che da allora si batte per far sì che venga introdotto il reato di omicidio stradale, la storia personale ottiene una risonanza pubblica. Spesso infatti si supera la sfera del singolo caso e si ricoprono casi di interesse comune. Con la sua testimonianza Giannina si è resa “punto di osservazione permanente” su una questiona irrisolta, perché, a differenza dei giornali, le petizioni online riescono a mantenere costante l’attenzione degli utenti, tenuti sempre aggiornati. Il monito che Finocchiaro dà è di “non dimenticarsi delle richieste finché queste non trovano ascolto”, ed è proprio quello che Change.org si prefigge di fare come strumento di osservazione permanente.

Ma in che modo il giornalismo può andare incontro all’attivismo? Un esempio concreto e molto efficace lo fornisce Iacovella, che nel 2012 ha condotto per La Repubblica l’inchiesta “Vaccinati a morte”. Pubblicata in quattro puntate, denuncia il caso di un ingente numero di militari italiani i quali, in seguito ad anni di bombardamenti di vaccini, hanno sviluppato tumori e malattie autoimmuni. Durante lo sviluppo dell’inchiesta la giornalista si è imbattuta in notevoli difficoltà nel raggiungere le fonti e nel reperire le informazioni, in particolare dai “piani alti” – Ministero della Salute, Ministero della Difesa e case farmaceutiche. Dopo svariati tentativi e altrettanti fallimenti, ha pensato di rivolgersi  a Change.org e di creare una petizione per chiedere dati e trasparenza sulla questione. Nel giro di poco tempo si è creato un importante seguito di utenti che hanno iniziato a firmare: ed ecco che inchiesta e petizione si sono sviluppate in simbiosi. La collaborazione tra attivismo e giornalismo ha quindi senso per tre motivi principali: in primis il reciproco sostegno; in seconda istanza la mobilitazione civile e politica che si crea in modo congiunto; infine la denuncia, che può essere avviata da una parte o dall’altra.

Una petizione un po’ più insolita, è quella lanciata da Cosimi, che recentemente, spostando il focus sul piano culturale, ha incrociato due temi d’attualità apparentemente non connessi tra loro: l’euro e le donne premi Nobel. Al di là dei problemi di natura prettamente economica, l’euro ne presenta un altro di natura simbolica: se ci si fa caso né sulle banconote né sul recto delle monete italiane sono raffigurati volti di persone. Questo conferisce anonimità alla valuta, “semioticamente poco espressiva”, e non contribuisce certo a migliorare il rapporto, tra gli italiani e la moneta unica. Perché dunque non rappresentare il volto di  Rita Levi Montalcini? Donna, premio Nobel, emblema del progresso e dello spirito italiano. L’idea di questo incrocio di tasselli è nata da un bisogno di creare empatia, comunicazione con ciò che abbiamo in tasca. Per Cosimi la petizione online costituisce un’imprescindibile occasione di approfondimento culturale, una finestra su cui riportare problemi e tematiche di cui i giornali non parlano, uno strumento versatile di mobilitazione continua.

L’ultimo intervento spetta a Gomez, che nel potere delle petizioni online crede fermamente. “Faccio il giornalista per raccontare il mondo, non per cambiarlo. Ma di fatto, raccontandolo, cambio le cose”. La versione online del Fatto Quotidiano ha lanciato insieme a Change.org diverse petizioni che hanno avuto un fortissimo riscontro da parte dei lettori. Con l’hashtag #chisaparli, sul caso Cucchi, gli utenti sono stati coinvolti in un processo di mobilitazione straordinario: le firme raccolte sono state portate ai vertici dell’Arma dei Carabinieri e ai direttori delle carceri ed è stata risollevata la questione dei diritti dei detenuti in Italia. Grazie a questi strumenti si crea una comunità di lettori attiva, che raggiunge coloro che possono agire, e contrasta così la mentalità del “non posso farci nulla”. Il direttore conclude: “È  importante sapere le cose e avere un modo per intervenire. Poi come andranno non lo sappiamo. Noi comunque lo denunceremo”.