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Come si racconta il momento del voto, in tv e sul web?

È stato questo il punto centrale della discussione fra la giornalista di La7 Alessandra Sardoni, il cofondatore di YouTrend Lorenzo Pregliasco, il direttore Luca Sofri e il vicedirettore Francesco Costa, entrambi de Il Post. Una breve carrellata di storici momenti televisivo-elettorali (dalle elezioni politiche del 1992 in cui debuttò il Partito Democratico della Sinistra di Achille Occhetto a quelle del 1994 vinte da Forza Italia e da Silvio Berlusconi, fino alle più recenti tornate amministrative ed europee) introduce il dibattito e cattura immediatamente l’attenzione del pubblico.
Nel corso degli anni le campagne elettorali, osserva Sardoni, hanno perso rilievo e non c’è più bisogno di raccontarle ad hoc, in quanto l’informazione tende a seguire l’attività del Governo. Le maratone televisive, invece, sono un modo diverso di raccontare, sono qualcosa che punta anche al divertimento dello spettatore e hanno una propria liturgia narrativa. Nel caso di La7, essendo Enrico Mentana un appassionato di tutto ciò che avviene in diretta, le maratone televisive non riguardano solo gli appuntamenti elettorali ma anche eventi di cronaca e ospitano personaggi, politici, opinionisti e inviati che creano prossimità col pubblico per rendere gradevole il racconto.
“Il format tv è un meccanismo che funziona abbastanza – prosegue Sofri – e in Italia la politica è raccontata attraverso personaggi e politici, ma poco sui temi. L’elemento principale è sempre la polemica, il confronto che arriva anche a tensioni e insulti”. Sul web, invece, Il Post cerca di “dare informazioni quando c’è la certezza che siano sicure, cercando di evitare i condizionali e puntando all’attendibilità”. Dopo i risultati, di conseguenza, la discussione è limitata sui numeri e su cose di cui prima non c’era certezza; pertanto “un attimo dopo i risultati, tutti hanno un milione di interpretazioni dei risultati e dei numeri”.
Pregliasco fa notare che “a ogni elezione l’argomento principale di discussione è quello sulle differenti fonti, come exit poll, sondaggi, instant poll e proiezioni”. Proiezioni che, a differenza delle altre fonti, si basano su dati campione reali e tendono a essere puntuali, nonostante le ‘forchette’, ovvero i margini di errore. Tra le fonti non ufficiali che contribuiscono a integrare i numeri c’è anche Twitter, o meglio ciò che tramite Twitter viene comunicato in via ufficiosa da persone che seguono lo spoglio nei seggi.
Negli Usa la situazione è differente. “C’è scarsa, se non nulla, partecipazione dei politici negli studi televisivi che invece tendono a parlare al discorso di vittoria o in quello di accettazione della sconfitta – dice Costa – In tv ci vanno analisti, giornalisti e opinionisti di professione che analizzano prevalentemente i flussi elettorali, soprattutto in termini demografici”. I politici non partecipano ai talk perché non si devono immischiare in discussioni ma comunicano con i giornalisti attraverso interviste singole. Nel caso delle Elezioni Presidenziali, negli Usa si assiste a una campagna elettorale perenne in un arco di oltre due anni, dalle Primarie (che non avvengono in contemporanea ma in periodi diversi a seconda degli Stati) fino alla nomination e al testa a testa finale. Pertanto, prosegue Costa “exit poll e risultati vengono usati come base per analizzare i flussi elettorali in maratone che avvengono ogni volta che si vota nei diversi Stati”.
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Nonostante in Italia ci sia una sovraesposizione di tutto ciò che è legato alla politica, con conseguente saturazione e calo degli ascolti, “la maratona – aggiunge Sardoni – funziona e ha un’incisività maggiore rispetto ai talk, che spesso propongono stessi argomenti e personaggi, perché non sai come va a finire”. Molto interessante, in chiusura, un’osservazione dal pubblico sul futuro della maratona in caso di modifica del sistema elettorale, con l’abolizione del Senato elettivo e l’introduzione del ballottaggio, cui ha risposto Sardoni: “Con l’Italicum sapremo subito chi ha vinto, chi ha perso e se ci sarà bisogno del ballottaggio. E se ci sarà bisogno del ballottaggio, ci sarà la possibilità di un’altra maratona”.