Il rapporto tra libertà d’espressione e interessi politici è da sempre uno dei temi principali all’interno delle redazioni di tutto il mondo. Dall’esperienza diretta di Raffaele Fiengo, giornalista del Corriere della Sera e per vent’anni rappresentante sindacale, nasce “Il cuore del potere” edito da Chiarelettere, nel quale l’autore ripercorre quarant’anni di vita professionale nel quotidiano di via Solferino. Assieme a lui Sandra Bonsanti, giornalista e scrittrice che ha lavorato per molti quotidiani italiani tra cui La Repubblica, nonché cofondatrice di Libertà e Giustizia.

“Sono molto contenta di essere qui a parlare di un libro molto importante e di un’esperienza unica nella storia del giornalismo italiano. Raffaele Fiengo ha dato moltissimo ai colleghi della mia generazione – esordisce Sandra Bonsanti –  è un vero maestro che è stato il fulcro del Corriere della Sera, anima del comitato di redazione”. La giornalista si sofferma sul lavoro continuo che è stato fatto per proteggere la trasparenza e la libertà d’espressione: “Di molte cose Raffaele è regista, con l’obiettivo di mettere al corrente i giornalisti di quello che sta succedendo. Lui ha fatto questo lavoro di scavo, andando a vedere quali fossero gli articoli, i sintomi che potevano far riflettere sul perché uscissero sul giornale notizie che non erano notizie, ma chiaramente un servizio fornito a qualche potere”.

Il libro mostra come il potere, per l’appunto, abbia giocato un ruolo determinante in molte operazioni del giornale dalla fine degli anni Sessanta. “C’era un progetto di controllo del paese – spiega Fiengo – Non era un colpo di stato ma un progetto organico per avere le persone coerenti ad un’idea di democrazia affievolita e mirava a mettere persone affidabili nei giornali, nella pubblica amministrazione, nel mondo militare per mantenere il paese sotto controllo”. L’autore tende anche a sottolineare come nel suo libro vengano mostrati solamente dei fatti, non opinioni, analizzando con serenità la realtà delle cose.

La situazione odierna non è di certo migliorata per Fiengo: “Io sono convinto che la democrazia sia in pericolo, in tutti i paesi occidentali” e a supporto delle sue parole cita “Democracy dies in darkness“, nuovo slogan del Washington Post. “Nel panorama attuale sono accresciuti gli impedimenti – dice – più gravi di quelli del passato”. Molto critica è anche la sua posizione su certe pratiche adottate da alcune redazioni, come l’utilizzo del software OutBrain da parte dei grandi giornali: “Dalle notizie che il giornale prepara per la home page vengono tratte quelle che vanno su Facebook, ma vengono tratte in automatico sulla base del numero di click. Se non interviene un giornalista a correggere, quella riprodotta è l’opinione delle persone sulle cose”. A queste parole fa eco Sandra Bonsanti: “Credo che oggi la situazione non sia affatto più limpida, ma molto opaca”.

A proposito del rapporto tra potere e giornali, all’autore è stato chiesto che cosa ne pensasse di Urbano Cairo al Corriere: “Sulla carta un editore unico che fa l’editore – risponde Fiengo – può sembrare un passo avanti. La storia di Cairo e la caratteristica delle sue pubblicazione fa pensare ad un’accentuazione della cifra popolare che faccia vendere di più. Questo può essere un motivo di preoccupazione. L’idea di avere più giornalisti che facciano più cose, in stile Washington Post, non si intravede ancora”.

Quello del giornalista del Corriere, quindi, è “Un libro fondamentale per capire la storia del paese – chiude Bonsanti – ma anche per imparare ad essere molto cauti e curiosi rispetto al presente”.