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«Stiamo vivendo il Rinascimento del giornalismo». Richard Gingras, direttore news and social product di Google è convinto e lo ha dimostrato al pubblico del keynote speech News e media: l’ecosistema in evoluzione al Festival internazionale del giornalismo di Perugia moderato da Mario Calabresi.

Google ha contribuito molto alla rivoluzione che sta avvenendo nel mondo dell’informazione aprendo Google news in 72 paesi e in 45 lingue diverse. Il portale conduce 10 milioni di visitatori nei siti d’informazione che, soprattuto negli Stati Uniti, riescono a sfruttare il pubblico per creare reddito con le notizie. La  mission è organizzare le informazioni e renderle pubbliche.

Gingras, nel 1980, si è trovato in prima persona a vivere una piccola rivoluzione nell’informazione. Allora era caporedattore del televideo di un’emittente di Los Angeles. Per la prima volta venivano date in tempo reale le notizie d’attualità e di sport. Partendo dai primi modem, Gringas si è costruito una conoscenza dell’informazione che ormai tocca 45 anni di storia. Ha capito, sostiene, che anche se non si conoscono le risposte ai grandi dilemmi che ruotano attorno a questo mondo, è comunque saggio continuare a porsi delle domande.

Non c’è mai stata tanta sperimentazione con i nuovi media come oggi. I nuovi mezzi sono cresciuti in maniera esponenziale e secondo una ricerca guardiamo lo smartphone 150 volte al giorno. Possiamo dire che viviamo dentro i nuovi media. In questa nuova realtà tutti sono diventati giornalisti e produttori di contenuti. Le persone scelgono le notizie e non sono più attori passivi. Gringas ha sottolineato come nelle ultime settimane i video su Youtube di un network di televisioni Ucraine ha superato le ore di visualizzazione della televisione statunitense.

Il nuovo ecosistema iper-connesso crea anche delle storture. Il direttore ha ricordato il caso di Justin Sacco che è stata licenziata per il tweet “Vado in Africa, speriamo di non prendere l’aids”. Anche un messaggio rivolto a poche persone può essere rilanciato a livello planetario. «Con i nuovi media tutti possono diventare famosi o infami nel giro di 15 minuti».

Per i grandi network, la soluzione per stare al passo con i tempi secondo l’esperto è sfruttare le nicchie di mercato. Il New York Times, ad esempio, ha recentemente annunciato il lancio di un’applicazione dedicata al cibo. Il giornale utilizzerà il suo brand e la conoscenza culinaria per crearsi una nicchia. Secondo Gingras, i nuovi imprenditori potranno sfruttare queste opportunità da zero mentre per i grandi editori sarà necessario un sostanziale ripensamento della vecchia struttura.

Nel corso dell’intervista con Mario Calabresi, Richard Gingras ha sostenuto che gli editori, invece di curare solo la homepage del sito, devono porre l’attenzione su tutte le pagine perché gran parte del traffico arriva attraverso i motori di ricerca. Alla domanda se le aziende di informazione saranno sempre costrette a rincorrere le ultime tecnologie, Gingras ha risposto che è sempre importante avere una cultura di innovazione. I dipendenti, ha detto, devono essere a loro agio con le novità e ci deve essere una cultura che accetti i cambiamenti. Un cambiamento non  facile ma che l’esperto ritiene necessario. Per innovare il luogo di lavoro, il direttore news ha suggerito di occupare ambienti piccoli, in cui i dipendenti siano fianco a fianco come avviene normalmente nelle redazione. Ha sostenuto inoltre che la comunicazione deve essere semplice e veloce. In Google, ad esempio, i nuovi arrivati si sentono liberi di mettere in discussione le idee dei manager e i dirigenti sono i primi a dare loro l’opportunità di criticarli.

Il settore digitale, secondo Gingras, non ha ancora raggiunto la sua massima potenzialità. E’ un mercato giovane e non ancora pienamente sfruttato. Calabresi ha domandato all’esperto cosa farebbe per salvare il Washington Post se Bezos lo nominasse direttore. Per Gingras è un errore parlare di salvataggio mentre è necessario pensare a un’evoluzione. Secondo lui, il Washington Post era il quotidiano più letto per notizie di politica e mentre nascevano siti come Politico, loro discutevano dell’inserto domenicale. Avrebbero dovuto agire prima.  Secondo l’esperto bisogna concentrarsi su come trovare nuove persone che utilizzino approci differenti al giornalismo. Una sfida culturale ma ancora possibile.

Al termine del keynote speech il capo ufficio stampa della Camera dei Deputati Anna Masera ha chiesto a Richard Gingras se si può parlare di Google come di un monopolista nel campo della ricerca ma il direttore ha risposto che se gli utenti non vogliono utilizzarlo possono rivolgersi anche ad altri motori. Gingras ha ricordato come nel 1996 nessuno avrebbe mai scommesso sulla sconfitta di Yahoo!  e invece, ha detto, ci sono riusciti due studenti con un piccolo sito internet.

Davide Casati
@davidetweet