Per una volta, la confusione non è una caratteristica della politica italiana. Dal momento in cui Donald Trump è stato eletto Presidente, sono gli Stati Uniti ad avere il primato. Tale avvenimento ha sollevato numerose domande. Come ha fatto un candidato apparentemente improbabile a riuscire a vincere le elezioni americane? Cosa significa l’avvento di Trump alla presidenza americana per il futuro? A tanti è sembrata la fine del sogno americano, del Paese simbolo della libertà e democrazia. Ora l’America appare un Paese diviso. In un panel affollatissimo di spettatori, gli statunitensi Alan Friedman e Andrews Spannaus, moderati dalla giornalista Caterina Soffici, si sono cimentati in questo difficile rompicapo tra economia e politica estera. Friedman, giornalista pluripremiato e autore esperto di politica ed economia, ha appena pubblicato Questa non è l’America (2017); Spannaus, giornalista e politologo e fondatore del blog Transatlantico.info, aveva previsto l’elezione di Trump nel suo libro Perché vince Trump (2016).

Secondo Friedman, che ha viaggiato attraverso l’America per avere ”il polso” della nazione, sono tre le ragioni che hanno portato Trump alla vetta. Innanzitutto, Hillary Clinton è stata un avversario molto scarso, molto criticata, incapace di vincere la fiducia, oltre al fatto che gli americani erano stanchi della coppia presidenziale dei Clinton. In secondo luogo, Trump è stato bravo a sfruttare le paure della popolazione indigente e l’ha riempita di false speranze che hanno fatto presa, per esempio la chiusura dei confini. La terza ragione è stata l’interferenza della Russia nella campagna elettorale, di cui Friedman non nutre alcun dubbio. “Ciò che non sappiamo è se ci sia stata una cooperazione attiva tra l’entourage di Trump e i Russi a tale scopo”. Trump, continua Friedman, è un uomo superficiale e relativamente ignorante, un outsider che fondamentalmente si sente inadeguato e impreparato e tale insicurezza lo trasforma in un bullo. Esemplari sono i suoi commenti sessisti e le sue decisioni da Presidente che già stanno minando i diritti delle donne. Venendo all’Italia e alla similitudine tra Trump e Berlusconi, entrambi, a parte l’essere uomini estremamente ricchi, “sono narcisisti patologici”.

Spannaus concorda che una larga fetta della popolazione USA è stata trascurata nelle ultime decine di anni e si è arrivati a un punto di rottura. “In particolare le affermazioni di ripresa economica di cui tutti sentivamo parlare, per molte persone non erano vere. Quindi quando Trump è arrivato e ha iniziato a dire qualcosa di diverso, la gente ha votato per lui, nonostante tutti i problemi della sua candidatura”.  Trump è stato molto efficace nell’attaccare le cosiddette élites. Questo non significa che abbia delle soluzioni”. “Trump è l’effetto di ciò che è successo, non la causa”, conclude Spannaus. L’analista americano ha anche invitato i giornalisti a prestare meno attenzione a Trump in quanto personaggio e di più a ciò che sta facendo in quanto presidente, per esempio nel campo dell’economia, come le soluzioni protezionistiche. Altro punto chiave è la politica estera. “Non credo che Trump stia agendo per conto della Russia, ma ci sono delle zone d’ombra” e continua: “A lungo, il solo fatto di avere relazioni con la Russia era qualcosa di negativo di per sé.  Anche tale atteggiamento però non aiuta, soprattutto considerando che la situazione militare tra Occidente e Russia sta diventando pericolosa. La questione principale nel futuro dunque sarà: dobbiamo cambiare la nostra politica estera con la Russia?”.

Friedman non concorda e tende ad essere molto più duro sul coinvolgimento della Russia nelle elezioni americane. Nell’era della cosiddetta ‘post-verità’, inoltre, il compito di Trump è stato quello di creare una bugia intorno ad Obama, ossia iviando Tweet estremamente aggressivi e accusando Obama di essere personalmente coinvolto in intercettazioni alla Trump Tower.

Ma come si combina questa nuova America di Trump con l’immagine degli Stati Uniti come una terra simbolo di libertà e democrazia?

“Dobbiamo tener presente i ‘forgotten men’, gli uomini dimenticati”, ribadisce Freidman. Molti americani non hanno mai vissuto il celebre ‘sogno americano’: i poveri bianchi o neri, così come molte donne. Molti errori sono stati compiuti nel corso degli anni sia dai democratici sia dai repubblicani, nel campo della politica estera come quella interna.  Dagli anni Ottanta sino ad Obama si sono susseguiti tre presidenti che hanno contribuito a tagliare il welfare, due repubblicani e un democratico: Reagan, Bush Senior e persino Clinton. Quindi Trump ha saputo sfruttare queste persone povere e senza educazione superiore, mentre ora sta aiutando Wall Street e le lobbies delle armi.

Proprio le libertà offerte dalla nuova economia si sono rivelate spesso delle libertà vere solo per Wall Street, sottolinea Spannaus. Molti processi basati sul low cost, su prezzi economici, come Uber, e in generale la sharing economy, hanno significato minore sicurezza per molte persone, anche in termini di lavoro. Ad ogni modo, aggiunge Spannaus, il discorso è complesso: è stato provato che anche persone ricche hanno votato per Trump, e nemmeno si può spiegare semplicemente ricollegandolo al razzismo.

Venendo all’Europa, cosa significa l’avvento di Trump per il Vecchio Continente?

Spannaus: “C’è una differenza qualitativa tra USA ed Europa, ma anche in Europa stiamo vedendo delle reazioni populiste all’establishment di stampo nazionalistico: in Francia, nel Regno Unito, in Germania, nei Paesi Bassi, in Italia. L’Unione Europea ha seguito negli ultimi anni una politica di austerity per i cittadini e di finanziamenti illimitati per le banche”. E dà un consiglio ai giornalisti: “Se volete scrivere di questi movimenti anti-establishment e critici verso l’Unione europea e l’euro, non iniziate con il pregiudizio che siano tutti razzisti. Piuttosto, cercate di focalizzarvi sulle questioni sollevate da questi movimenti”.

Friedman: “Amo l’Europa, ma l’Europa non conta tra i poteri mondiali, quindi non vedo un rilevante ruolo europeo in tal senso”. Tuttavia, mentre in America, a detta di Friedman, non c’era mai stato alcun vero problema con i messicani sino a Trump, in Europa esiste una situazione difficile con l’immigrazione e c’è il terreno adatto per fomentare la fobia dell’Islam, come sta facendo Le Pen. L’effetto di Trump infatti, anche per l’Europa, è stato di  permettere a gruppi virulenti e razzisti di spingere il discorso politico verso l’estrema destra. Guardando alle prossime elezioni in Francia e in Germania, l’autore americano non si dice preoccupato per Marine Le Pen né per l’Alternative für Deutschland, ma per l’antisemitismo e il razzismo che recano con sé. Al contrario, l’Italia, che sta attraversando un momento di insicurezza politica, potrebbe essere il Paese europeo a rischio di eleggere il proprio Trump: Beppe Grillo.

Il futuro non sembra dei più rosei su entrambe le sponde dell’Atlantico. Make America great again? Si vedrà come cambierà l’American dream.