Friedman a ruota libera sulla politica italiana

Foto: Vincenzo Bevivino
Foto: Vincenzo Bevivino

Corrado Formigli intervista Alan Friedman, che si dimostra ancora una volta un brillante, ironico e schietto osservatore della politica italiana.

«Il tuo libro – chiede Formigli –  è stato il caso editoriale del 2014. Il successo è secondo me legato al tuo straordinario sguardo anglosassone. Secondo te l’Italia come farà a cambiare con questi politici che sono sempre gli stessi da 20 anni?»

«Oggi – risponde Friedman – si parla delle dichiarazioni di Piero Pelù al concerto del primo maggio e degli ottanta euro in busta paga promessi da Renzi. Allora, questo Pelù è un signore irrilevante e come cantante ho sempre preferito Battiato. Mentre il problema della politica italiana è la sua comunicazione provinciale. Lasciamo stare l’annuncio degli 80 euro e incominciamo a parlare di riduzione di Irpef o Irap. I gattopardi e i professori chic si oppongo alle riforme parlando con slogan. Ma se non si fanno le riforme siamo condannati all’irrilevanza.»

A Formigli che gli chiede dei vincoli europei, Friedman risponde che «la luna di miele di Renzi sta per finire, bisogna saper andare oltre ai veti e agli annunci e darsi da fare. Oppure partirà la speculazione contro l’Italia. Il vincolo del 3% è una vera e propria camicia di forza anacronistica. In Italia è stato firmato nel 1992 da gente come i ministri De Michelis e De Carli, oggi persone irrilevanti. Era un’altra Italia che oggi dobbiamo modernizzare. Non usando i soldi degli italiani ma, come propongo nel mio libro, vendendo progressivamente il patrimonio pubblico, con le banche che devono essere costrette a sottoscrivere le obbligazioni per comprare il debito. Comunque le manovre economiche del governo Letta, in particolare quella di ricomprare le quote Eni, in Europa in gergo tecnico vengono definiti una “cazzata”».

«Allora – azzarda Formigli – Renzi ce la può fare?» Secondo Friedman «le riforme proposte da Renzi non sono tanto differenti da quelle proposte da Berlusconi. Infatti non è questione di destra o di sinistra, è questione di buonsenso. L’Italia è divisa tra vittime e carnefici, ovvero quelli che vogliono mantenere lo status quo, anche all’interno delle famiglie. Secondo me dopo la presidenza italiana del semestre europeo (che non conta “un tubo”) dobbiamo tornare alle urne».

Rispetto all’euroscettismo montante, che rischia di ostacolare la crescita, il giornalista statunitense sostiene che «se avanzano gli euro-scettici, la cosa positiva sarà che gli altri partiti saranno costretti a rivedere la politica di austerity, facendo così finalmente investimenti sulla crescita. Così Draghi dovrà immettere a breve diversi titoli sul mercato per prevenire la crisi.»

Presente anche Rachel Sanderson che fornisce la sua visione dal mondo inglese: «quando Renzi è venuto “in pellegrinaggio” alla City tutti gli investitori inglesi speravano nel successo delle sue riforme. C’è comunque un bivio tra la speranza e il poco tempo (entro l’estate) per cambiare la situazione. Questi investitori in poco tempo hanno visto il professore Monti, poi il burocrate Letta e il giovane, energico e aggressivo Renzi. Quindi se non ce l’hanno fatta questi, chi potrà riuscirci?»

Enrico De Col