I rischi dell’informazione quando si parla di ambiente

Incomunicabilità tra scienziati e giornalisti, scarsa attenzione verso il problema ambientale, difficoltà nel capire alcuni argomenti, sono solo alcuni dei temi affrontati durante il panel discussion “Pianeta rovente: comunicare il cambiamento climatico oltre il catastrofismo” a cura di FIMA (Federazione italiana media ambientale). È doveroso cominciare l’incontro con un minuto di silenzio in onore di Roberto Mancini, caduto della lotta per la difesa dell’ambiente, ispettore di polizia morto mercoledì notte di un cancro contratto dopo aver indagato per quindici anni sui rifiuti nella terra dei fuochi.

Il tema ambientale si afferma nel corso degli anni ‘90, quando si comincia a parlare di effetto serra e riscaldamento globale, rimanendo però costantemente ai margini dell’informazione giornalistica. La stesura del Rapporto Stern, che preventiva i costi che devono essere sostenuti dai governi per evitare una catastrofe ambientale, e poi l’anno dopo, nel 2007, la consegna del Premio Nobel ad Al Gore, danno l’illusione che queste problematiche possano finalmente entrare al centro della discussione massmediale, ma è sufficiente la crisi finanziaria per oscurare nuovamente l’argomento.

Ogni cinque o sei anni le agenzie dell’ IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change), comitato delle Nazioni Unite che dal 1988 raccoglie in tutto il mondo le informazioni e gli studi sul clima, produce un rapporto aggiornato sulle condizioni ambientali. Gli ultimi studi, riguardanti la vulnerabilità della società umana e le sue possibili soluzioni, risalgono a meno di un mese fa, eppure solamente alcuni grandi blog dedicati all’ argomento ne hanno parlato in maniera esauriente, senza però riuscire a smuovere le coscienze.

MADDALENA BIAGIOTTI
Foto: Maddalena Biagiotti

«La scienza il suo dovere lo ha fatto, la tecnologia è pronta a sviluppare soluzioni, quello che manca sono i media. Manca il volo dell’informazione per non sprecare il lavoro della scienza. Quest’inverno a Torino ci sono stati due giorni di gelo e i gerani erano fioriti. È la dimostrazione che il riscaldamento globale esiste: la dieta non serve più farla dopo l’infarto», afferma Luca Mercalli, marcando quanto sia importante individuare delle soluzioni e metterle in pratica anche individualmente così come lui ha fatto montando un impianto solare sul tetto della propria abitazione e comprando un’auto elettrica per muoversi in città: «C’è una via d’uscita all’ansia: è l’impegno consapevole. E la consapevolezza si costruisce solo attraverso l’informazione».

La disinformazione genera nell’ opinione pubblica idee fallaci (basti ricordare il tweet che non un privato cittadino, ma Roberto Formigoni pubblicò lo scorso anno sul suo profilo: “Mai così freddo da 2 secoli. E dove sono gli ambientalisti che ci hanno rotto i maroni col riscaldamento globale?”). I rischi sono tantissimi: negazionismo (a quelli che sostengono che il riscaldamento globale non esiste si dovrebbe rispondere che su 14.000 metereologi sono solo 24 a rifiutarlo), estremizzazione, allarmismi, invenzione e diffusione di notizie false soprattutto da chi ha interessi che vanno contro la protezione dell’ecosistema.

Alex Sorokin, da ingegnere nucleare, propone alcune soluzioni che tanto i singoli quanto i governi dovrebbero attuare: agricoltura sostenibile, economia low carbon e fonti rinnovabili, campo nel quale l’Italia è leader, con il 7% di pannelli solari sul territorio nazionale. Lo dimostrano i dati, non diffusi, dei posti di lavoro creati dalle energie rinnovabili in Italia: 520.000 contro i 380.000 della Germania. «I mezzi per risolvere il problema li abbiamo – conclude Sorokin – ma non li stiamo usando».

In un panorama così catastrofico, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche giornalistico, si aprono però degli spiragli di luce: politiche governative innovative, interesse della popolazione, mobilitazione sociale, ma anche una comunicazione specifica sull’argomento, come nel caso della Stampa, che da circa un anno pone l’attenzione sull’ambiente con un supplemento cartaceo mensile e un blog aggiornato quotidianamente dal nome Tuttogreen.

Marialuisa Greco – @GrecoMal