Abbandonare i 140 caratteri per inseguire il long form journalism

 

Foto: Francesca Briga
Foto: Francesca Briga

Funziona per il web il long form journalism? E’ questa la domanda che viene posta come punto di partenza al panel presentato alla seconda giornata di Festival al Centro Servizi Alessi.

Giovanni Boccia Altieri, professore ordinario presso il dipartimento di Scienze della comunicazione dell’Università di Urbino dichiara: “Forse no, forse sì. Le narrazioni vengono svalutare perché troppo complesse. Ma oggi più che mai abbiamo la tendenza a scorrere le pagine di un libro piuttosto di un giornale. Abbiamo forse più attenzione?”

Nell’epoca del cambiamento e del rinnovamento, internet che lunghezza dà agli scritti? Qual è il tempo che dedichiamo alla lettura lunga, lenta e riflessiva? Ne sentiamo il bisogno? Concentrandosi su singoli eventi, la specificità sembra essere la strada corretta da seguire. Fissi un argomento e fai centro.

Le nostre scritture sono sempre più istantanee e connesse. “Durano tutto il tempo che possono durare”, spiega Filippo Pretolani, co-founder di Pleens. L’esempio che viene presentato da Simone Spetia, conduttore radiofonico di Effetto Giorno di Radio 24, è il caso SnowFall: un progetto di giornalismo letterario, un enorme successo del New York Times, nonché premio Pulitzer 2013 in cui trenta persone si sono dedicate interamente a una scommessa.

Si possono inseguire storie di qualità, anche lunghe, non solo per testate tradizionali ma per persone come i new blogger, i quali arrivano all’interno di una geografia vasta. Per esempio dove non sono arrivati i giornalisti nel Golfo della Louisiana.

“Il filo conduttore non è né il reportage, né per forza il giornalismo investigativo, né la notizia. È quasi una forma letteraria, ciò che è importante è la voce non approssimativa, unica del narratore; essa gode di reputazione, attenzione e grande profondità”, afferma Marina Petrillo, di Radio Popolare.

L’abitudine ci porta a una compressione sempre maggiore di tempo, un massimo di colonne, spazi e battute sono la regola del giorno; la rete, invece, ci dà la possibilità di liberarci dai soliti vincoli giornalistici perché la lunghezza può essere un grande punto a nostro favore.

E quali sono le forme che interessano maggiormente il lettore? Lo spiega Piero Vietti, social media editor de Il Foglio, “giornale di nicchia e d’opinione – afferma- ma più flessibile all’approfondimento”; un’attenta analisi dei dati e contenuti disponibili in via cartacea e web. “Sono solo quattro pagine – prosegue – ma gli articoli possono raggiungere le 15 mila battute. Il sabato e la domenica la redazione ha notato un incremento di vendite”. Il giornalistica soddisfatto, il lettore appagato.

A confronto un esempio forse contrario, una newsletter quotidiana mattutina dal titolo Good Morning Italia. Le persone vanno di fretta e non hanno tempo, un’occhiata veloce prima di cominciare il lavoro e alla sera, però, i link inseriti nella email sono aperti e danno quindi possibilità di approfondimento.

A seguire interviene Antonio Talia, editor di Informant, raccontando la sua esperienza all’estero come corrispondente. In Cina attraverso una storia nascosta: la crisi politica nel 2012 che per quanto egli cercasse di rincorrerla era difficile da raccontare. Dall’incontro con Informant è stato prodotto un nuovo formato digitale: l’e-book. L’interazione con i lettori attraverso i social network è riuscita a dare maggior visibilità all’intero progetto, anche in un format piuttosto lungo. Raccontare l’ambiente e i personaggi erano gli obiettivi. Follower e suggerimenti sono stati d’aiuto. Materiale più disparato per raccontare il territorio catapultando il lettore all’interno della vicenda.

Lo scontro è tra self-publishing e autoproduzione, perché trovare un editore che finanzi la tua inchiesta non è affatto facile. Infatti, cosa manca ora al giornalismo?

“Un salto di qualità delle media company supportate che provino a fare sistema, in cui la community deve avere un ruolo ben preciso. Fare curation di notizie. Bisogna trovare un nuovo sistema di giornalismo che ancora adesso non esiste perché tutti i servizi, reportage e trasferte non vengono accolte come dovrebbero. Dobbiamo assolutamente domandarci dov’è il talento giornalistico e trovare meccanismi adatti alla tutela, l’idea è monitorarli”, afferma Pretolani.

L’editore che seleziona le inchieste deve prescindere dal brand e dal ritorno diretto dei lettori. Bisogna scommettere e puntare sull’incontro tra autori e lettori. Il racconto si costruisce camminando. Fiducia e investimento sono termini che ogni volta devi considerare. Ne vale veramente la pena?

Radio Popolare – diretta da Marina Petrillo – aveva un budget per inviare giornalisti all’estero che ora è stato ridotto drasticamente. “I conti sono la prima cosa cui devi sostenere e, il dubbio, rimane sempre”. La radio ha trovato il sistema di mandare un dipendente in Sud Sudan grazie all’infrastruttura economica e protezione data da CMM (Comitato Collaborazione Medica) che opera in Africa. L’inviato ha raccolto storie specifiche in due luoghi e, una volta ritornato, le rinarrava in onda radiofonica costantemente; ne è nato un blog e sono state fatte serate dedicate all’approfondimento con i rappresentati italiani dell’Organizzazione. Ancora, è nato un e-book in duecento copie tutte esaurite con annesse foto in ottima qualità. “Un oggetto di affezione – parla Marina – come testimonianza che riassumeva un’esperienza”.

Per i grandi editori e giornali che hanno una comunità forte non scattano meccanismi di crowdfunding, è interessante capire come investire in nuove risorse in un’epoca di cambiamento. Aprire le prospettive e, perché no, ammettere anche i propri errori. Una nuova immagine di editore indie potrebbe piacere, secondo Boccia Altieri. Piero Talia in una sua recente inchiesta ha scoperto come un gruppo di giovani – senza editore – abbia creato riviste cartacee e siti web che funzionano. Sono riviste specializzate, ma ora è un fenomeno interessante e riconosciuto come network indipendente.

Nella nostra cultura la  logica sta modificando le forme di organizzazione di tipo tradizionale. Si dovrebbe insistere sull’importanza editoriale di un progetto comunitario che duri nel tempo. I punti di vista sono principali alla complessiva bellezza, qualcosa che i lettori non avevano pensato prima. Ogni rivista domenicale è diversa, ha un suo gusto, una sua unicità. Il lettore aspetta quotidianamente la voce narrante perché egli è un editore.

Dal pubblico una voce risponde a un tweet di Simone Spetia precedentemente scritto. “Non è non ci sono i soldi, chiediamoli alla folla; abbiamo la folla, perciò creiamo con lei un modello sostenibile.”

Fabia Timaco
@_fabs93