Nuovi media e la caccia ai millennial

Caccia ai millennial: cosa sta funzionando?” è il titolo di uno degli eventi di venerdì 17 aprile, a cui hanno partecipato Francesco Piccinini, direttore di Fanpage, l’americano Felix Salmon, senior editor di Fusion, e l’olandese Rob Wijnberg, fondatore di De Correspondent. Tre speaker accomunati dal successo delle loro diverse visioni del giornalismo, anche tra le fasce d’età che vengono raggruppate con il termine millennial. Una categorizzazione che comprende i nati tra gli anni ’80 e i primi anni duemila.

L’evento è stato condotto da Mark Deuze, professore alla Facoltà di Studi Umanistici dell’Università di Amsterdam, che ha dato inizio al dibattito chiedendo come si possano stringere dei rapporti durevoli con l’audience nell’attuale panorama dell’informazione, saturo di voci e contenuti. Fanpage, Fusion e De Correspondent si distinguono molto per stile, target e business model, ma relativamente alla capacità di attrarre pubblico, si qualificano tutti come possibili oggetti di studi di caso.

Salmon ha descritto come fusion.net, piattaforma digitale legata all’omonimo canale nato dalla joint venture tra la rete televisiva statunitense in lingua spagnola Univision e Disney/ABC, utilizzi mezzi molto diversi per raggiungere il suo pubblico. Facebook e Twitter, ma anche Instagram, e nell’ultimo periodo Snapchat, che pare funzionare piuttosto bene. La strategia di Fusion consiste nello sperimentare continuamente, per capire quali idee possano avere seguito e coinvolgere di più gli utenti, anche attraverso il crowdsourcing. Ad esempio, una novità a cui stanno lavorando è una serie sui collezionisti d’arte da raccontare attraverso Instagram. Il tema è stato scelto perché curioso e poco noto. La speranza di Salmon è che si riveli capace di creare partecipazione con i follower.

Anche Fanpage lascia spazio agli utenti: creando un proprio canale su YouMedia chiunque può contribuire caricando video. Per questo alcune notizie arrivano dal basso. Questa strategia si inserisce nella più ampia filosofia di Fanpage che, ha spiegato Piccini, si basa sul seguire ciò che fa trend, ciò di cui si parla, ciò che interessa alla rete, che si tratti di un’inchiesta sulla Terra dei Fuochi, o del caso di un vestito di cui non si riesce a stabilire il colore. Il riferimento a questo episodio ha scaldato il dibattito, introducendo la questione di cosa sia una notizia e cosa no.

La concezione di Wijnberg di ciò che è news è diversa: non quello di cui si parla, ma ciò di cui vale la pena parlare. L’informazione, secondo il giornalista olandese, deve avere una “funzione democratica”, consentire ai lettori di comprendere meglio la società. Non a caso il modello di De Correspondent è lontanissimo da quello di Fanpage. Dopo una campagna di crowdfunding conclusasi a marzo 2013, questa online journalism platform ha puntato tutto sul vendere contenuti agli utenti, senza pubblicità, sostentandosi grazie agli abbonamenti (60 euro all’anno attualmente) e alle donazioni.

Su De Correspondent si trova del longform journalism molto curato, a volte tradotto in inglese. L’obiettivo, secondo Wijnberg, è proporre un nuovo concetto di notizie che si distanzi dalla definizione data dal giornalista olandese Joris Luyendijk: “Le notizie riguardano sempre ciò che accade in questo specifico giorno, ma mai ciò che accade tutti in giorni”. Non l’ultima ora, ma le notizie rilevanti. Il contributo del pubblico però ha molto valore anche per Wijnberg. Infatti, il lettore di De Correspondent è invitato a partecipare, a passare dallo stato di subscriber a quello di member, condividendo le proprie conoscenze specifiche con la comunità creatasi attorno al sito.

Deuze ha rimarcato come media con una più lunga storia guardino a Fusion, Fanpage e De Correspondent per capire come approcciare nuovi pubblici. Imitandoli. Per questo ha domandato ai tre speaker quali dovrebbero essere le domande che andrebbero loro rivolte per capire il segreto del loro successo.

Salmon ha risposto dicendo: “Dove e come state sperimentando?”. Secondo lui è necessario mostrare ai giovani, attraverso i canali d’informazione, il cambiamento che non vedono in ambito politico. Per questo però bisogna investire nell’innovazione. Per Piccinini invece la domanda giusta sarebbe “Perché state facendo questo?”. La missione di Fanpage è distinguersi dai mezzi tradizionali italiani, che secondo Piccinini risultano noiosi, e lontani dalle persone. La crisi è evidente quando si pensa al continuo calo delle percentuali di cittadini che vanno a votare. Wijnberg ha detto che è un errore copiare le idee e la linea di altri media. Per lui il giornalismo è una forma d’arte, e in quanto tale deve essere oggetto di riflessioni indipendenti sul suo significato e le sue declinazioni.

Nella parte finale dell’evento, lasciata alle domande del pubblico, una ragazza ha invitato gli intervenuti a tornare sul tema dei millennial, e Wijnberg, pur contrario a tracciare confini generazionali tra i membri della sua audience, ha dichiarato che i giovani apprezzano un punto di vista soggettivo, se dichiarato. Prova ne è il fatto che oggi spesso alcuni singoli giornalisti siano seguiti più di molte testate. Inoltre, coinvolgere i lettori è certamente una buona strategia. Proporre un giornalismo costruttivo, che si opponga al cinismo. Salmon ha aggiunto che i giovani non devono essere trattati con condiscendenza, con parole facili, con semplificazioni. Bisogna rispettare il proprio pubblico. Deuze ha concluso l’incontro sintetizzandone il messaggio: “Abbiamo bisogno di persone con immaginazione, sia tra i giornalisti che nell’audience”.

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