Paolo Mieli fa i conti con la storia

paolo mieli
Foto: Alessio Jacona

“Diventa sempre più necessario fare i conti con la nostra memoria condivisa. Oggi abbiamo internet che memorizza quasi tutto, però manca la selezione di quali cosa memorizzare e quali no. Nella storia d’Italia, spesso mentiamo a noi stessi sul passato. Nessuno rivendica di essere appartenuto alla parte perdente, perché tendiamo a  portare i veleni della stagione precedente nella successiva. È successo con Craxi e Berlusconi, sta succedendo con Berlusconi e Renzi. Questo ci intossica perché il meccanismo ci porta a un punto di non verità. In realtà, dovremmo capire che non tutto il bene sta da una parte e non tutto il male dall’altra”.

Mieli nel suo libro intitola un capitolo la “memoria italiana: storia e personaggi di un paese diviso”.  In un Paese lacerato da divisioni che paiono insanabili, l’uso della memoria è utensile prezioso e strumento di potere. Una trama di storie, grandi e piccole, che dal lontano passato si intrecciano con le contraddizioni e gli inganni della recente storia d’Italia: ricostruzioni inconciliabilmente diverse di eventi, falsi storici, revisioni e riscritture. “Veniamo da due secoli di storia in cui dietro ogni evento storica si è voluto cercare un potere occulto, una congiura o un mistero. Dietro ogni mito storico c’è una cospirazione. Non è mai bello dire che un fatto è andato esattamente come tutti sanno. Prendete l’atto scatenante della Prima guerra mondiale, l’uccisione a Sarajevo dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria-Ungheria. Ci sono circa 15mila pubblicazioni sull’episodio ed ognuno espone una versione dei fatti diversa dall’altra”.

Internet ha rivoluzionato anche il ruolo degli storici, costretti sempre più a muoversi nel mare magnum del web. Le mie entità di storico e giornalista sono ormai fuse, ma mi accorgo che nel tempo il compito degli storici sarà quello di affacciarsi alla mole enorme di informazioni, come in un grande archivio pubblico. Il Web non conosce oblio perché è un mondo aggressivo, veloce. Fra alcuni anni sarà difficile riconoscere e distinguere la tossina e la falsa informazione. A mancare nel digitale, infatti, sono le autorità, un concetto ben diverso dalla notorietà. L’autorevolezza si lega al mezzo, all’acquisizione di esperienza, professionalità e tempo. Io non riesco a credere al fatto che non avremo più figure simbolo come Montanelli o Scalfari.”

Michele Pasculli
@PasculliMichele