Riutilizzo dei contenuti in rete e diritti d’autore

Foto: Maria Strumendo.
Foto: Maria Strumendo

Più del 50% dei contenuti con cui ci confrontiamo in rete non sono di prima mano e probabilmente sono passati attraverso più soggetti. Anche quando siamo noi a pubblicare un contenuto, dobbiamo aspettarci che qualcun altro lo possa riutilizzare a suo piacimento. Questo avviene perché le informazioni che fruiscono su internet sono facilmente recuperabili e riadattabili per essere nuovamente diffuse.

La semplicità con la quale è possibile fare operazioni di riutilizzo e condivisione, quali ad esempio scarica foto, copia documento“, non legittima le operazioni.

Ci sono vari modi per utilizzare un contenuto non originale in rete e in ambito giornalistico, non bisogna però sottovalutare le implicazioni giuridiche legate a tali azioni. Lo ha spiegato in modo chiaro Matteo Jori, avvocato e docente presso l’Università degli Studi di Milano durante un workshop inserito nella terza giornata del Festival Internazionale del Giornalismo 2014.

Il metodo più diffuso è la condivisione, ad esempio su un social network o su una qualche altra piattaforma, così come è stato realizzato dall’autore, ma può essere riutilizzato anche dopo un’operazione di editing, apportando modifiche o riproducendolo solo in parte. Un altro metodo ancora prende il nome di mash-up, una tecnica di scomposizione di più contenuti che saranno poi assemblati in maniera nuova. Questo genera un contenuto originale per il quale è possibile rivendicarne la paternità.

Le implicazioni giuridiche nelle quali ci si può imbattere quando si riutilizza un contenuto, sono molte. Il sistema giuridico italiano, così come quello della maggior parte dei Paesi europei, prevede che all’autore di un contenuto siano legati tutti i diritti patrimoniali dell’opera. La dicitura All rights reserved gli conferisce piena tutela. Se si vuole riprodurre un contenuto, la mossa immediata da fare è di chiederne il permesso all’autore con una richiesta di autorizzazione specifica in merito all’uso che se ne vuole fare oppure sottoscrivere una licenza standard, la Licenze Creative Commons.

Esistono due articoli del diritto d’autore che permettono l’uso di contenuti senza l’autorizzazione del suo autore. L’art. 65 stabilisce che gli articoli di attualità di carattere economico, politico o religioso, pubblicati nelle riviste o nei giornali, oppure radiodiffusi o messi a disposizione del pubblico, possano essere riprodotti in maniera integrale se il suo uso ha finalità informative e vengono citate le fonti.

L’art. 70 stabilisce, invece, che il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico siano liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se usati con finalità di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali.

La velocità e l’immediatezza del reperimento di dati su internet spinge sempre più le testate giornalistiche, anche quelle importanti, a reperire informazioni in rete. La tendenza è di risalire sempre all’autore del contenuto e a chiederne l’autorizzazione all’uso, ma il dato sorprendente è che solo il 16% ne cita la fonte.

Sabrina Pugliese