Vladimir Luxuria: la transessualità spiegata ai bambini

Vladimir Luxuria debutta al festival del giornalismo alla Sala dei Notari di Perugia, offrendo spunti di riflessione, spiegazioni e risposte riguardanti il mondo LGBT. L’incontro a tu per tu con Vladimir è stato moderato da Pasquale Quaranta, giornalista e attivista per i diritti civili.

Vladimir ha iniziato facendo un po’ di chiarezza sui termini che oggi sentiamo e utilizziamo sempre più spesso, in inglese e in italiano, in maniera errata. Che differenza c’è tra fare outing e fare coming out? L’orientamento sessuale coincide con l’identità di genere? Possono esistere transessuali gay e lesbiche? Queste sono solo alcune delle domande che, rivolte a chi non appartiene al mondo LGBT, creano confusione e fraintendimenti. Iniziando a rispondere a queste domande Vladimir chiarisce i concetti inglesi di outing e coming out. “Quando dico ‘lui è gay’, infatti, sto facendo outing, mentre se dico ‘io sono gay’ sto facendo coming out.”

“Oggi mi sento un po’ come Piero Angela”, scherza Vladimir, prima di calarsi nella fondamentale distinzione che esiste tra identità di genere e orientamento sessuale. L’orientamento sessuale è il tipo di attrazione, che può essere sessuale, sentimentale o psicologica, che noi sentiamo per una persona di un genere opposto, uguale o anche per entrambi. Si parlerà dunque di un orientamento eterosessuale, omosessuale o bisessuale. L’identità di genere fa riferimento a quanto ci si identifichi rispetto al proprio genere anagrafico. “Per le persone transgender c’è un’identità di genere diversa rispetto a un dato meramente anagrafico. ‘Transessuale’ non è una parolaccia, quindi la uso, ma ultimamente si usa molto più il termine ‘transgender’. La transessualità non si può ridurre semplicisticamente a un mero fattore di corpo o anagrafico, ma riguarda una sfera molto più ampia che è il genere. Quindi vuol dire come tu ti percepisci, psicologicamente, emotivamente, come vorresti ti percepisse il mondo. Riguarda qualcosa, un dato, che viene prima della trasformazione corporea”. Chiarito dunque che l’identità di genere non ha nulla a che fare con l’orientamento sessuale si può parlare di transessuali che, pur avendo un’identità di genere che li ha spinti a cambiare sesso, sono sempre stati attratti dal sesso maschile (transessuali gay) o da quello femminile (transessuali lesbiche). Per far ulteriore chiarezza Vladimir dichiara “Io sono una transessuale di orientamento sessuale etero”.

Ma come si articola il termine transessuale? Come dovrebbero scrivere i giornalisti? «Il» transessuale oppure «la» transessuale? Spiega dunque Vladimir: “Il termine transgender è figlio della cultura degli anni 80/90, prima della parola transessuale esistevano i termini ermafrodito, travestito, oppure anche termini negativi, ingiuriosi. […] Io non avevo modelli di riferimenti, era un argomento tabù questo, è una fortuna che oggi se ne parli, bisogna vedere come se ne parla”. La presa di parola di persone transessuali sulla rappresentazione di transessuali sui giornali, dunque, non è affatto scontata. “Molti giornali – continua Vladimir – usano il termine «il» trans, declinandolo al maschile, che va bene per un tipo di transizione, per chi transita dal femminile al maschile. […] Mentre per chi transita dal maschile al femminile bisogna utilizzare «la» trans”. La differenza è semplice, tuttavia fare attenzione a questi dettagli è una forma di rispetto verso la persona che viene citata.

Di rispetto per i trans in Italia ne esiste forse ancora troppo poco: se da un lato siamo distanti da episodi violenti di transfobia che terminano in tragedia, dall’altro lato la lotta contro gli odierni “spacciatori di odio” – come li ha definiti Luxuria – è ancora viva. Parlando di scontri, lotte e manifestazioni, Pasquale Quaranta introduce il tema delle famiglie attraverso un video girato a Verona, al Congresso della Famiglia appena terminato. “Mi dispiace – esordisce Vladimir dopo aver assistito il video – per i tanti, tantissimi veronesi che non la pensano come questi fondamentalisti e terroristi, che erano con noi sabato a manifestare. Eravamo 100.000 noi, loro 10.000: abbiamo vinto 10 a 1. […] Se ci penso Verona è poi il simbolo dell’amore contrastato, che però resiste. L’amore è una corrente impetuosa, questa corrente travolgerà ogni diga”. Il tema del Congresso della Famiglia ha così tenuto banco durante l’incontro. Ha spiegato ancora Luxuria che il Congresso è partito inizialmente da un’opposizione dell’idea dell’evoluzione femminile e dal presupposto che il calo demografico fosse causato dall’eccessiva libertà delle donne, al fatto che queste volessero lavorare. A questa parte misogina, con il passare degli anni, si è aggiunta anche la parte omofoba, che oggi ha preso il sopravvento. «Ma si può arrivare al congresso di Verona e dire, in Italia, dove ogni due giorni una donna viene uccisa dal compagno, dal fidanzato, da chi si è infatuato di lei, che una donna che abortisce è causa del femminicidio?» si chiede Vladimir. E allo stesso modo non comprende le parole del ministro Salvini, che in occasione del congresso ha dichiarato di voler proteggere gli italiani dall’ideologia gender.

Ma esiste davvero l’ideologia gender?

Secondo Vladimir non esiste un’ideologia gender. Come ha spiegato, secondo quelli che ne parlano invece esisterebbe una sorta di lobby filo massonica, di lesbiche e trans, che agisce con l’obiettivo di convertire gli eterosessuali. Il tema ritorna, ad esempio, quando si parla di omofobia e bullismo nelle scuole: la critica che subito scatta, verso insegnati e operatori scolastici, sarebbe la colpa di fare propaganda per l’ideologia gender. Si crea così un fantasma dal quale gli italiani vorrebbero protezione, ha sottolineato Vladimir. A coloro nelle istituzioni che continuano a parlare di tale ideologia, Vladimir aggiunge: «Magari dovrebbero occuparsi un po’ di più della tenuta stabile degli istituti scolastici che cadono a pezzi, piuttosto che cercare di terrorizzare genitori e ragazzi con questa ideologia gender che non esiste. Se facciamo una politica contro il bullismo omofobo stiamo facendo una politica per l’inclusività della scuola, per fare in modo che nessuno più debba perdere la voglia di andare a scuola o addirittura perdere la voglia di vivere».

Parlare di ideologia gender è talvolta solo un modo per mettere a tacere temi importanti di discussione. Un altro dei temi discussi al congresso veronese è quello della maternità surrogata e dell’utero in affitto. Tematiche sulle quali Pasquale Quaranta ha chiesto di far chiarezza poiché non possono essere considerati sinonimi.  «Voglio fare questa distinzione – afferma Vladimir – tra utero in affitto, che è una pratica barbarica e di sfruttamento, e gestazione per altri che riguarda la libera e consapevole scelta di donne che lo fanno in nome dell’autodeterminazione, ovvero decidere in autonomia cosa fare del loro corpo senza che nessuno decida per loro».

La maternità è uno degli ultimi temi trattati con Vladimir, che ha portato ai momenti più emozionanti della serata, in cui le riflessioni, le parole e i ricordi si sono fatti più profondi e personali. Lei stessa ha ripercorso e condiviso momenti importanti della sua vita che l’hanno portata ad essere quella che tutti noi conosciamo. A partire dal primo pugno preso per difendere se stessa e alcuni amici, passando per i primi spettacoli, le prime manifestazioni, fino all’arrivo in televisione grazie a Maurizio Costanzo e alle prime vittorie, personali e non. Ogni passo le ha dato la forza per farne un altro e oggi, vivendo nel mondo della televisione, si considera soddisfatta della rappresentanza del mondo LGBT. Nella sua vita ha vissuto l’epoca del confino e del silenzio, fino ad arrivare all’apertura di oggi, ai diritti e perfino al gossip. Oggi si dichiara a favore del “politically correct”, se ciò significa avere più rispetto per il prossimo, cristiana e sempre dalle parte delle donne con le quali ha un bellissimo rapporto di amicizia e complicità. Diventare mamma non è mai stato nei suoi piani, ma vede l’adozione come una possibilità che non andrebbe negata a nessuno.

L’incontro con Vladimir ha lasciato molti spunti di riflessione aperti e la consapevolezza che la società in cui viviamo ha ancora bisogno di molti cambiamenti e meno speculazioni politiche. In fondo la realtà è che, come ci ha ricordato Vladimir, i transessuali ci sono sempre stati anche prima che la scienza o la chirurgia potesse consentire loro i cambiamenti fisici.