Nel giornalismo, come nella comunicazione, la parola fiducia è un termine di fondamentale importanza ed è proprio su questo che si è incentrato l’incontro con Mafe De Baggis, Marisandra Lizzi, Fabio Giglietto e Lella Mazzoli, avvenuto durante l’ultima giornata del Festival del Giornalismo di Perugia.

Dalla grande volontà di indagare la fiducia e il comportamento che gli italiani hanno nei confronti dell’informazione l’Osservatorio News-Italia del LaRiCa dell’Università di Urbino Carlo Bo ha condotto un’indagine statistica su un campione rappresentativo di 1000 persone, e i dati raccolti sono stati perfettamente descritti durante l’incontro. “Il 70% degli italiani dichiara di informarsi attraverso Internet”, spiega la professoressa universitaria Mazzoli che specifica come il 34% di questi si informi da social network come Facebook e Twitter. Un altro dato di fondamentale importanza è che meno del 5% degli intervistati dichiara di avere molta fiducia nei media tradizionali. “Questa percentuale del 5% – continua la professoressa- sale fino al 12% quando le notizie arrivano dalla rete o dai blog o dai motori di ricerca”. Ma risultati ancora più interessanti da evidenziare emergono quando si confronta la fiducia che i cittadini hanno nella rete con quella che invece nutrono per i mezzi di comunicazione tradizionale: il 62% degli italiani è convinto che blog e motori di ricerca come Google e Yahoo siano in grado di informare in modo completo, accurato ed equilibrato. A pensare la stessa cosa di quotidiani, tv e radio sono solo il 48% di utenti.

Da tutto questo, quindi, emerge come al giorno d’oggi sia la rete il luogo privilegiato dagli italiani per ricercare informazioni. E in questo senso una rilevazione importante che l’indagine dell’Università di Urbino ha messo in evidenza è stata quella di dimostrare come la fiducia nella rete cresce con l’aumentare delle ricerche che in essa si fanno. Secondo Lella Mazzoli uno degli elementi che ha portato la rete a occupare questa posizione è la capacità che essa ha di permettere un confronto tra fonti diverse a costo zero. Gli italiani, in sintesi, preferiscono accedere ad Internet piuttosto che comprare copie cartacee di quotidiani diversi.

L’indagine ha analizzato anche il tema delle fake news, della cui esistenza oltre il 95% di utenti sembra esserne consapevole (da 9.10 a 9.50) e alla domanda ‘quante notizie false incontri online?’ oltre la metà degli intervistati ha risposto di leggere spesso notizie parzialmente o totalmente false, dimostrando che il 61% di loro saprebbe anche riconoscerle . Andando più nello specifico l’85%  degli italiani ha dichiarato di trovare spesso notizie non completamente corrette contro il 74%  che sostiene di avere a che fare, per la maggior parte dei casi, con notizie completamente corrette.La ricerca si è impegnata inoltre a confrontare il comportamento degli italiani con quello degli americani e, dai risultati, non sono emerse grandi differenze tra i due gruppi.  Se non quella di possedere in America una percentuale più corposa (16%) di coloro che, rispetto al 3% degli italiani, scelgono di far circolare deliberatamente  notizie false.

Le fake news, considerate pericolose anche per la loro capacità di creare confusione sugli eventi dell’attualità, si sono rivelate molto presenti anche nella ricerca coordinata dal professor Fabio Giglietto che, ha analizzato per sei mesi l’influenza di Facebook sui risultati delle ultime elezioni italiane avvenute il 4 marzo, dimostrando come la politica arriva agli italiani soprattutto attraverso i social media. Due tra le notizie più polari, però, sono false (“Senatore massacrato di botte da due disoccupati” e “Sicilia: trovate 500 mila schede precompilate. Ne verranno stampate di nuove”).

Come risolvere allora il pesante problema delle notizie false? Secondo Mafe è una questione di responsabilità personale perché viviamo ormai in una società troppo sviluppata per pretendere che siano soltanto gli altri a raccontare ciò che sta accadendo nel mondo. Con mezzi che permettono ad ognuno una facilità di informazione enorme, secondo lei, non si può più pensare che il problema da risolvere sia solo quello di controllare bensì quello di imparare a poter mettere in discussione ciò che si legge o si ascolta per divenire utenti più attivi e attenti.  “La parola fiducia – continua la De Baggis – non deve più voler dire adesione. Io mi fido di qualcuno, mi fido della fonte ma in questa fiducia, come in tutti i rapporti paritari, deve esserci una parte di messa in discussione, una parte di criticità e di dubbio.”

Sul riequilibrare il rapporto tra cittadino e giornalista è completamente d’accordo Marisandra Lizzi secondo cui rendere tutti sinceri sarebbe impossibile. La Lizzi, inoltre, è profondamente convinta della necessità che il giornalismo ha di integrarsi il più possibile con le nuove tecnologie perché è proprio lì che le persone oggi risiedono: “abbiamo dimostrato con la ricerca che le persone oggi sono sui social, nelle PlayStation e vivono immersi costantemente nei loro cellulari.”

Nella società attuale, però, le fonti di informazione non devono avere come unica preoccupazione quella di raggiungere gli utenti online bensì anche quella di garantire la qualità dell’informazione che si diffonde. “Il primo compito di chi produce informazione oggi – spiega Mafe- che sia azienda o che sia giornalista, è quello di essere stimolanti per il pubblico. Stimolanti significa né troppo facile né troppo difficile, né troppo compiacente né troppo lontano. Vuol dire qualche cosa che tiene le persone sveglie e non addormentate.” “Gli stimoli mi possono consentire di essere più creativa” , conferma e continua Marisandra Lizzi, convinta che dopo aver appreso le notizie da Internet serve disconnettersi dalla rete per riflettere individualmente su ciò che si è letto.

Secondo Marisandra Internet è diventato così importante nella quotidianità di ogni persona in seguito ad un percorso comunicativo mirato a costruire un ambiente online degno di fiducia. Crearlo è stato il risultato di un lavoro di comunicazione molto attento che lei dice essersi basato su 3 punti fondamentali: ascolto, passione e attenzione. Prima di tutto, infatti, è stato necessario capire quali erano i bisogni degli utenti e quali di questi potessero essere soddisfatti grazie alle nuove tecnologie. Una volta scoperti è stata necessaria la passione degli studiosi, convinti delle potenzialità del web, che hanno cercato di importare le loro scoperte anche nelle redazioni per far in modo che anche il mondo dell’informazione entrasse a far parte di Internet, attraendo così un maggior numero di persone.

Adattare il mondo del giornalismo alla rete significa, però, ridurre il tempo di diffusione delle notizie. Se nel giornale cartaceo le redazioni avevano tempi più lenti per trovare, approfondire e riportare gli avvenimenti, oggi la pervasività del web richiede a tutti una grande velocità per arrivare prima degli altri competitors. E allora alla domanda di Lella Mazzoli su cosa privilegiare tra una notizia di qualità che però arriva in ritardo e una immediata ma incompleta,  Mafe ci tiene a risponde sia da lettrice che da giornalista: “Io non ho dubbi che sia meglio arrivare dopo ma giusti che prima ma sbagliati” perché è convinta che avere uno scoop era molto più importante nel passato, dove lo scarto di tempo era più significativo, piuttosto che nel presente dove i lettori fanno più difficoltà a ricordare chi gli fornisce per primo la notizia.